«Allora, priva di quelle lettere che mi ero avvezza a stringermi sul cuore come un ricordo di lui, come parte del mio passato, mi sentii sola; sola in faccia alla morte. Ero seduta accanto alla tavola. Mi nascosi il volto tra le braccia, e piansi amaramente. «Rimasi a lungo così, immersa nel mio dolore. «Ad un tratto sentii prendermi alla vita e mi alzai spaventata.

Lo tenni, onorò la sua parola, e mi disse dopo che io piansi più di lui. È vero. Adesso dorme, come fanno quasi tutti finita l'operazione. Siete in collera con noi? mi chiese il più grandicello pigliandomi la mano e carezzandola. Ci perdonate? Tanti della nostra brigata sono morti o feriti. Il colonnello dichiarò che dopo la battaglia di Milazzo nessuno potr

Fra lo splendore d'una eterna idea E le tenebre folte, il mar solcando Degli eventi, che intorno a me fremea, L'oltraggio fatto a noi dissi esecrando; E nella notte altrui trovai l'aurora; E risi e piansi anch'io; e lagrimando La strofa mi sgorgò calda e sonora; E ritrovai la fede e la speranza, Perché m'accorsi che si vive ancora!

Piansi, e tacqui; e non lordo di quel sangue crederlo finsi: invano. Ognor spiacergli, era il destin mio crudo. SENECA Amarti mai potea Neron, s'empia e crudel non eri? Ma pur, ti acqueta alquanto. Ecco novello giá sorge il . Tosto che udrá la plebe del tuo ritorno, e rivederti, e prove darti vorrá dell'amar suo.

Io aveva paura di lui e non lo guardavo; rimase un pezzo dinanzi a me, senza dirmi nulla, poi se n'andò in silenzio; aprii gli occhi e non piansi più. E da quel giorno il babbo è mutato? È rimasto lo stesso; e questo mi sgomenta; non ho io ragione? Giusto pensò un poco, e riconobbe che la bambina non aveva torto.

«L'amore non ragiona. Le controversie che io incontrava, mi erano sprone a tentare ogni mezzo di riuscita. Pregai, piansi, posi in opera tutte le arti che ad onesta fanciulla suggerisce la passione: Carlo fu mio. «Il giorno delle nozze si passò in feste e tripudii. Alla sera, congedati i parenti e gli amici che avevano assistito alla cerimonia, il mio sposo uscì di casa per pochi istanti.

Da indi innanzi non sentii giammai Ne gli occhi sonno e ne la bocca riso; Ben portai sempre, e tu medesma il sai, Scura la fronte e scolorito il viso; Ed in foco, ed in giel piansi e cercai Conforto al cor da' tuoi begli occhi anciso; Sparsi lamenti ognor, querele crebbi A te chiedendo aita, e mai non l'ebbi.

A l fin, essendo sotto l'altrui voglia, T olta mi fu la mia dolce Galanta: L o mio solaccio, il mio contento e spasso, A imè! da me fu radicato e svelto. R imasi d'alma privo, ma nel dolo V ivendo sempre tanto piansi ed arsi, A rsi d'amore, piansi di dolore, M orte chiamando ognor, che al fin privato I o fui de gli occhi e d'ogni sentimento.

Doloran pei cari, Doloran per Dio, Lor merto arrichisce Chi in avanti fallì Lor vita è Calvario, Lor norma è Gesù! Ti piansi, ti piansi Con alto rammarco, Per me, pel tuo sposo D'angosce carco! Ma udii la tua voce Parlarmi nel cor. «Le fere sventure Son date a' mortali, Perchè dalla terra Dispieghino l'ali, Cogliendo le palme Che colse il Signor». No, pia, no, gentile, Per me non sei morta!

Mi coprii il viso colle mani e piansi. Dopo pochi momenti essa era tornata, tenendo nella mano una moneta d'oro di venti dollari. «Ecco, per ~porte-bonheur~!» disse; e, nel porgermela, il delicato viso si soffuse di rossore. «E non c'è altro ch'io possa fare per voiIo feci cenno di . Le lagrime mi impedivano di parlare, ma guardai il pianoforte.