Fiordalisa si era lentamente disciolta dai lacci dell'innamorato Spinello. Lavorate, lo voglio; diss'ella, non tanto per desiderio di comandare a lui, quanto per rimettersi in contegno e riavere la padronanza di medesima. Spinello, obbediente, ripigliò tavolozza e pennelli. Oh, quando sarete mia! mormorò, rimettendosi al cavalletto.

No, amico mio; mormorò Fiordalisa; non ti accusare! È stato il destino. Perchè ti ho trattenuto io questa sera? Dio santo, ero così avida di questa felicit

E s'interruppe tosto, chinando la fronte a terra, in segno di grande rammarico. Fiordalisa ebbe una stretta violenta al cuore. Mio padre! ripetè ella, turbata. Orbene, che volete voi dire? Che volete tacermi? Madonna, ripigliò allora il Buontalenti, sa Iddio se mi pento di ciò che ho fatto, e se non darei la mia vita per restituirvi il vostro ottimo padre.

Fra pochi istanti avrebbe veduta madonna Fiordalisa. Ma come avrebbe osato posar gli occhi su lei, dopo quel doloroso discorso di mastro Jacopo? Fortunatamente, dalla tranquilla accoglienza che Fiordalisa fece al futuro Apelle, gli fu agevole intendere che mastro Jacopo non aveva creduto opportuno di dir nulla alla sua bella figliuola. E Spinello gliene fu grato, perchè, libero da ogni soggezione, avrebbe potuto guardare in volto Fiordalisa, contemplarla a sua posta, e pensare tra con gioia infantile: tu non sai, bambina, tu non sai quel che so io; sarai mia, bella creatura, sarai mia; il pegno della vittoria è l

Aveva indovinato, e accolse l'annunzio del padre con un eloquente silenzio. Eloquente per noi, che sappiamo tutto; non per Jacopo di Casentino, che non sapeva nulla dell'animo di sua figlia. Orbene, disse egli, dopo un istante di pausa, così ricevi la mia notizia? Padre mio. balbettò Fiordalisa, chinando la fronte, quello che voi farete... sar

Mentre egli cerca di cogliere una somiglianza che gli sfugge, vediamo di dipingere anche noi il volto di madonna Fiordalisa. Ne verr

Il giorno di San Luca. Cade se non m'inganno ai 18 di ottobre; rispose Parri della Quercia. Che importa a me quando casca? Volevo dirvi che quel giorno io sposerò madonna Fiordalisa. Ah! disse Parri. Abbiate le mie congratulazioni. Quantunque, potete anche farne di meno. V'ingannate, Parri; le congratulazioni degli amici ci esprimono il loro animo e portano fortuna come gli augurii.

E questa opinione non era forse avvalorata dalla medesima bizzarria che riconduceva al suo pennello i lineamenti di Fiordalisa, mentre egli doveva esprimere la bellezza di uno spirito malvagio? Vi ho detto che Tuccio di Credi sudava freddo, vedendo l'opera strana che prendeva forma sotto le pennellate del pittore.

Fiordalisa era vissuta molti anni da sola in casa di mastro Jacopo, padre amoroso, ma burbero e tutto sprofondato nell'arte sua. Esciva appena d'infanzia quando le era morta la madre, e ciò le aveva portato l'obbligo di molte cure domestiche non intese subito, ma vedute ed accettate a mano a mano che in lei cresceva con gli anni il giudizio. Era una bambina grave prima di essere una donnina forte.

E a lui concede anche la mano di sua figlia. Questa, poi, è grossa. Di che diamine s'è innamorato? Forse del ritratto che Spinello ha inteso di fare a madonna Fiordalisa: osservò Lippo del Calzaiolo. Almeno sapesse farli i ritratti! esclamò il Granacci. I quattro segni d'un tocco in penna a me mi servono poco. In un'opera grande, voglio vederlo.