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Aggiornato: 6 ottobre 2025


Tic, tac, toc. CECA. L'è la festa del pichiare, questa. Tu non lo credi, eh? MALFATTO. E che hai paura? che spezzi l'uscio? la porta? CECA. Aspetta, aspetta el bastone. MALFATTO. Eh! non far. Odi, odi. Oh Ceca! CECA. Che vòi? MALFATTO. Eh! non fare, de grazia, ché lo mastro me cci ha mandato. CECA. Malan che Dio te dia, a te e a lui! MALFATTO. Ascolta un poco. Oh madonna quella!

Se anche non li mangia tutti soggiungeva una femmina d'opinioni moderate li distribuisce a suo modo, a chi non li merita, a chi non ha bisogno.... Sia buono, sior Bortolo, ci dia qualche cosa. Sior Bortolo si lasciava commuovere e cacciava le mani dentro un cassetto. Uno alla volta.... Marco. Marco era un fattorino addetto all'agenzia.

Voglio ch'Ella mi risponda, fece Lidia. Voglio mi dia ragione della sua condotta. Lidia, usando quel tono freddo e straniero sapeva d'irritarmi quanto le era possibile; perciò scattai: Non ho ragioni a dare; non le darei, nemmeno se la mia condotta fosse meno onesta di quel che è!

O Padre etterno, e' servi tuoi chiamano a te misericordia: risponde lo' dunque. Io so bene che la misericordia t'è propria, e però non la puoi stollere che tue non la dia a chi te l'adomanda. Essi bussano a la porta della tua Veritá, però che nella Veritá tua, unigenito tuo Figliuolo, cognoscono l'amore ineffabile che tu hai a l'uomo, che bussano a la porta.

CINTIA. Chi è «questa umilissima mia serva»? quella corteggiana dell'altro giorno di cui mi ragionaste? AMASIO. Il malanno che Dio li dia! è la vostra umilissima serva Amasia. CINTIA. Costei è degnissima mia padrona. CINTIA. Che dunque mi comanda ella?

Ma io farò che Lucilla non dia retta a quello che tu scrivi, io ti salverò tuo malgrado. Povera mamma! esclamò Roberto, ripetendo ancora una volta una frase che gli era venuta sulle labbra così spesso nello spazio di poche ore. Prima di salire in vagone, la signora Federica sussurrò all'orecchio di suo figlio: E le cinquecento lire cominci a spedirmele il mese venturo? , mamma.

MALFATTO. Misser no. Non ce è altri qua che lui, esso e io. RUFINO. Con chi l'hai? a chi respondi? MALFATTO. Orsú! Bona sera. RUFINO. Malanno che Idio te dia! Tic, tac. MALFATTO. Che vòi? che hai? RUFINO. Ècci el tuo patrone in casa? MALFATTO. Che patrone? che patrone? Io non ho se non un compagno che sta qua dentro che se chiama lo mastro. RUFINO. Va'; e digli che venga un poco abasso.

AP. Ho letto bene che Anchise ne fu punito, sendo percosso dal fulmine come gli era stato preditto, donde è quel verso: Giove irato il ferì col telo ardente. Ed avvenga che la cagione d'essere stato in tal guisa punito la dia all'avere egli divulgato il peccato, nondimeno dimostra innanzi, che tutti quelli che cercavano d'aver a fare con gli Dei, capitavano male.

Voglio andare al fòro per emere alcuna cosetta per prendere la corporale refezione e resarcire, cibando, el ieiuno ventre. O Malfatto! MALFATTO. Che volete? PRUDENZIO. Vieni fuora. Non odi? a chi dico io? MALFATTO. Che ve piace, ehu? PRUDENZIO. Non hai verecundia a responder al precettore cosí temerariamente? Guarda pur, ch'io non ti dia un cavallo. MALFATTO. !

Si noti che l'astuto don Guottibuossi cappellano adulava ironicamente Marfisa, gran estimatrice delle dette opere, per prenderla nella rete e per farla sposa di Terigi. Stanza 37. Marco e Matteo dal Pian di San Michele, ch'eran torrenti della poesia, a don Gualtieri accendevan candele perché Terigi a un d'essi l'ordin dia...

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