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Aggiornato: 6 ottobre 2025


46 Appresso ove il sol cade, per suo amore venuto era dal capo d'Oriente; che seppe in India con suo gran dolore, come ella Orlando sequitò in Ponente: poi seppe in Francia che l'imperatore sequestrata l'avea da l'altra gente, per darla all'un de' duo che contra il Moro più quel giorno aiutasse i Gigli d'oro.

67 Se duo, tre, quattro o più guerrieri a un tratto vi giungon prima, in pace albergo v'hanno; e chi di poi vien solo, ha peggior patto, perché seco giostrar quei più lo fanno. Così, se prima un sol si sar

51 Una, senza sforzar nostro potere, ma quando il natural bisogno inviti, in festa goderemoci e in piacere, che mai contese non avren liti. credo che si debba ella dolere: che s'anco ogn'altra avesse duo mariti, più ch'ad un solo, a duo saria fedele; forse s'udirian tante querele. 52 Di quel che disse il re, molto contento rimaner parve il giovine romano.

Non ti varrá il consiglio e l'orazioni, ché l'avrai in barba. Bisogna cervello, in queste cose! Ora qui non manca altro se non ch'ei venga qua duo volte o tre e sappia governarsi. Io penso un tratto. Non passò ancor duo giorni.

In tale stato duo scudier l'han scorto, Ismeno, e Codro; e favellava Ismeno: Codro, che direm noi? del tutto è morto, O la grande alma anco raccoglie in seno? E Codro: ecco ei rispira; abbia conforto, A lui medica man non vegna meno, Fia forse a la sua vita alcun riparo. E su le braccia il grave peso alzare. Indi gemendo tra sospir sen vanno Suo signor sostenendo, a passi lenti.

Prima ch'ella si mangiasse un vitello, io ne tracannai duo buoi e tutte le restanti robbe; e perché ancora m'avanzava appetito e non avea che mangiare, mi mangiai lei: cosí non fu piú la Fame al mondo, ed io sono suo luogotenente e ho due fami in corpo, la sua e la mia. Ma prima andiamo a mangiare; se non, che mi mangiarò te intiero intiero: Dio ti scampi dalla mia bocca!

Tal di quei duo feroci era a mirarsi L'ammirabile assalto; alto furore Ora il capo, ora il petto, ora impiagarsi Gli detta il fianco, e trapassarsi il core; Da l'armi indarno travagliate sparsi Volano per lo ciel lampi d'orrore, E fier suon, che da' propinqui move Monti ogni belva sbigottita altrove.

Io a lei me ne vo; voi in ordin vi mettete. LIDIO femina. Va' e torna, ché in punto ci troverrai. FANNIO. Lidio, avíati. Io, or or, drieto a te ne vengo. Ruffo, duo parole. RUFFO. Che c'è? FANNIO. Io ti dirò un secreto tanto a proposito di questa cosa quanto tu mai immaginar non potresti. Ma guarda che tu non lo dica, poi. RUFFO. Non mi lassi avere Dio cosa che io brami, se io ne parlerò giá mai.

Duo carissimi spiriti celesti Meco sempre su te stanno vegliando, Cui pochi giorni tu per prole avesti, Poi ratti a Dio volaron giubilando: Nostra gara è scostare i funesti Dal tuo materno aspetto venerando: Una di nostre gioie è sul tuo viso Certo mirar suggel di Paradiso.

85 Avea Aquilante in Antiochia inteso essergli concubina, da più genti; onde gridando, di furore acceso: Falsissimo ladron, tu te ne menti! un pugno gli tirò di tanto peso, che ne la gola gli cacciò duo denti: e senza più contesa, ambe le braccia gli volge dietro, e d'una fune allaccia; 86 e parimente fece ad Orrigille, ben che in sua scusa ella dicesse assai.

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