Balzarono in piedi a tal riferita minaccia Borserio e Pellicione, e "Così parlava quel superbo Castigliano? esclamò il primo fremendo: pretende egli, perchè possiede cinque regni, ispaventare coi soli suoi detti gli uomini di tutte le nazioni? egli che rifiutò la sfida di Francesco di Francia per non sapere reggere nella destra la spada?"

Annunziato dai tamburi delle squadre del Forte, e preceduto dal Borserio e dal Sarbelloni, entrò il Castellano in quella sala avendo al suo fianco il confidente Pellicione, il fratello Agosto ed il conte Volfango d'Altemps. Tutti i Capitani si raccolsero in cerchio intorno a lui rimanendo nel più perfetto silenzio. Gian Giacomo, posata la sinistra mano sull'elsa della spada, curvato l'altro braccio sul fianco, tenendo ritta la persona ed alta la testa, col viso animato da straordinaria energia e intrepidezza: "Miei Capitani, disse con voce forte e gioiosa, vi do il grato annunzio che il secondo giorno che sorger

Quando stavano per porre il piede sull'ultima gradinata, che si era quella che adduceva al più alto edifizio detto il Forte del Medici o del Castellano, videro uscirne tre personaggi che alle vesti mostravansi capitani, i quali seguiti da altri molti, si diedero a calare correndo al basso. Gabriele e Maestro Lucio conobbero ben tosto che l'un d'essi era il Borserio comandante l'antiguardo della flotta, e gli altri il Negro e Pirro Rumo capitani di navi; presumendo che scendessero per qualche premurosa fazione navale, li attesero allo spaldo onde non recar loro inciampo mettendosi per le scale che ristrette erano. Disceso che si fu alquanti gradi il Borserio, s'avvide d'essi loro, e raffiguratili, fermossi d'un tratto, alzò le braccia cogli indici stesi verso di essi, ed "Ecco, gridò, ecco Gabriele e il signor Cancelliere, essi medesimi in persona tornati sani e salvi al Castello. Come adunque ci si vien dicendo che gli Spagnuoli gli agguatarono e li presero? non hanno dessi in compagnia Falco di Nesso? egli è ben lui quel del berretto di rete e del moschetto. Salite, salite (e così gridando con maggior forza li salutò delle mani), venivamo a ricercar di voi, giacchè volevano farci credere che foste dati nel laccio della gente di l

Il Pellicione ed il Borserio con varii capi-bandiera e sergenti, postisi innanzi a tutti presso le sponde, sopraintendevano allo ordinato imbarcarsi de' soldati ed alla regolare distribuzione di essi sopra la flotta. Due grandi fuochi accesi sulle opposte estremit

Il Borserio, che, montato sul Busto di ferro, aveva il comando dell'antiguardo della flotta, veduto il brigantino movere al largo sventolando il vessillo alla sommit

Il valoroso Borserio, perduto l'elmo, perduta la spada, coperto di ferite e pressochè esangue, giaceva steso sulla prora di quella sua fracassata nave sul corpo de' guerrieri che ultimi avevano combattuto al suo fianco. Falco ordinò a quattro de' suoi salissero su quel legno, e trasportassero a bordo della Salvatrice il Capitano e gli altri guerrieri che davano ancora segno di vita.

Alternati i saluti e soddisfatto l'impulso della curiosa brama, i più si allontanarono e si dispersero ritornando ai posti loro; rimasero il Pellicione, Borserio e Sarbelloni, ch'erano i tre soli cui era noto il segreto ed i fini veri di quella ambasceria, i quali si strinsero dintorno ai due tornati, e salendo seco loro di celere passo le scale della Fortezza, bisbigliarono ad essi premurosamente all'orecchio accumulate domande sulla riuscita dell'impresa.

Il Borserio appena fu deposto sul ponte mandò alcuni inarticolati accenti e spirò, con grave cordoglio di Falco e de' suoi soldati che lo estimavano prode guerriero e valentissimo comandante di nave: esso, a differenza degli altri uccisi che erano gettati nelle onde, venne calato sottocoperta, dove furono collocati i feriti d'entrambi i legni.

Gian Giacomo, al battere de' tamburi sorto dalle coltri, s'era armato prontamente, e saputo da' suoi sergenti essere causa di quella chiamata all'armi alcune grida uditesi alle mura, accorreva quivi anch'esso unitamente ad Agosto suo fratello, a Volfango, al Borserio, al Mandello venuti tostamente intorno a lui; ma giunto appena a met

"A ben riflettere, diceva tra se, dovrei pur chiamarmi fortunato, solo che potessi evitare di seguire quello spensierato di Gabriele, che nelle sue spedizioni incappa sempre in qualche malanno. Nel Castello, dopo Gian-Giacomo, non son io forse il primo personaggio? tutta questa canagliaccia non deve dessa star sottoposta agli ordini e alle gride che vengono scritte da me? Il Mandello, il Borserio, e quel manigoldo del Pellicione mostrano di tenermi in poco conto perchè io non aguzzo la stambuchina al par di loro a danno del mio prossimo; ma quello che d