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Aggiornato: 20 ottobre 2025
20 Deh, ferma, Amor, costui che così sciolto dinanzi al lento mio correr s'affretta; o tornami nel grado onde m'hai tolto quando né a te né ad altri era suggetta! Deh, come è il mio sperar fallace e stolto, ch'in te con prieghi mai piet
Ricòrdati che m'hai paragonato più volte ad uno dei sette Savi della Grecia. Con queste chiacchiere era finita la colazione. Pochi minuti dopo, i due amici, tornati in sella, galoppavano alla volta di Genova.
Niente rispondeva serio serio l'ufficiale. Ed ella, con un suo vezzo inimitabile: Sì che m'hai portato qualcosa. Allora egli la faceva discendere dal punto elevato in cui l'aveva posta, si metteva a sedere con lei e le diceva: Cerca.
LAMPRIDIO. Per dirti la veritá, non avendomi detto la cagione m'hai posto l'animo non so come in suspetto. GIULIO. Vuoi tu attristarti del male prima che sia? LAMPRIDIO. Par che l'animo se l'indovini. GIULIO. Forse è per ritornarne a Salerno di corto e vorrá ella istessa darti la nuova della sua venuta e risparmiarti questa fatica.
poi disse: <<Piu` mi duol che tu m'hai colto ne la miseria dove tu mi vedi, che quando fui de l'altra vita tolto. Io non posso negar quel che tu chiedi; in giu` son messo tanto perch'io fui ladro a la sagrestia d'i belli arredi, e falsamente gia` fu apposto altrui. Ma perche' di tal vista tu non godi, se mai sarai di fuor da' luoghi bui,
Ma ben con le sciagure gli ambigui vaticinî al cuor dell'uomo insegnano profetico terrore. Ahi, me infelice! Al suo dolore mischio il mio dolore! Oh povera mia sorte! Perché, perché m'hai qui condotta, misera? Perché con lui m'avessi una la morte? Tu deliri.
Io mi sento abbattuto, atterrito... Mio Dio, mio Dio! ma infine che vuoi tu! dimandò Bambina gittandosi alle ginocchia di suo fratello. Io l'ignoro ancora, io stesso, te l'ho detto. Ma vi è una cosa a cui io sono deciso: esser carnefice piuttosto che vittima, avere un prezzo dell'infamia, poichè non posso evitarla. Vescovo! io voglio esser vescovo: bisogna che io mi vendichi. M'hai tu capito?
Chi sa in che impicci mi vado a trovare adesso! Sì, che ora c'è da spaccarsi la testa contro il muro. Affari non ne hai.... E che ne sai, te? Oh, bella! m'hai detto, sì o no, che in borsa non fai più nulla da un mese in qua? Tua moglie è lontana... Ma che lontana! in Arenzano: non c'è che un'oretta di ferrovia. Insomma: a casa tua sei solo... Niente affatto, perchè c'è il servitore.
LECCARDO. Anzi la fortuna s'è incontrata con te senza saper chi fussi, e tu senza conoscerla ti sei incontrato con lei. DON FLAMINIO. Che m'apporti? LECCARDO. Le vesti, le gioie e l'istessa Carizia: piú di quel che m'hai chiesto e sapresti desiderare. DON FLAMINIO. Perché dicivi di no?
TEDESCO. Avere detto bene che stare un grande asene. CAPPIO. E tu arciasino ad aprire. TEDESCO. Mi patrone, che comandare Vostre Signorie? GIACOMINO. Tedesco mio, m'hai da fare un piacere di che non ti pentirai. TEDESCO. Eccomi a vostre piacere. GIACOMINO. Vien questa gentildonna con la sua balia ad alloggiar nella vostra osteria; vorrei che ti fosse raccomandata come la mia propria vita.
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