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Aggiornato: 5 ottobre 2025


Tra' ferri intanto, e ne l'incendio fiero De i cor sdegnosi, e tra i superbi accenti In quella parte, ove più Folco altiero Co' suoi contrasta a le nemiche genti, Ragionava Georgo al crudo Alcmero: Io veggio i Turchi in guerreggiare ardenti Per modo tal, che la vittoria in breve Per l'eccelso Ottoman sperar si deve.

L'Assemblea romana, preside Saliceti, protesta del violato diritto delle genti mercè la invasione ostile non preceduta da dichiarazione di guerra, delibera resistere, e rovescia sul capo alla Francia il sangue, che sta per versarsi.

La gente sempre accorreva e inondava: parea ch'ella volesse il ciel sconfondere. Filinor lo staffiere confortava, dicendogli: Su via, non ti confondere, sciogli i forzieri; e diceva alle genti: Or bene: io son colui dagli accidenti. Le sventure, signor, sempre son pronte. Che maraviglie! Ringraziate Dio ch'elle non vi son tocche. In piano e in monte e in mar siam mal sicuri, al parer mio.

Gran dolore sentirono le genti cristiane, e s'ascosero dal mio Cid, perché non ardivano di dirgli nulla», ecc. ecc. «Quid rides?», ecc. ecc. Questo secondo articolo è preceduto dalla seguente avvertenza: «Proseguiamo il Quadro storico della poesia castigliana, incominciato nel n. 99 del Conciliatore. Dante nacque del 1265 e morí del 1321. Il De Mena nacque del 1412 e morí del 1456.

Ne' l'impetrare ispirazion mi valse, con le quali e in sogno e altrimenti lo rivocai; si` poco a lui ne calse! Tanto giu` cadde, che tutti argomenti a la salute sua eran gia` corti, fuor che mostrarli le perdute genti. Per questo visitai l'uscio d'i morti e a colui che l'ha qua su` condotto, li prieghi miei, piangendo, furon porti.

Ah, si?.. 'U stissu pisu avi, chiddu ca fici iddu e chiddu c'haiu fattu iu?... Ma si, Saru miu, ppi la genti, ppi la genti!...

Datemi l'arme, all'insidioso acume Delle volpi di corte, i miti accenti, A me l'acciaro! dell'oppresse genti Dal furor dei tiranni è questo il nume.

Sorge orgogliosa, e il ciel torbida e grande Prende co'l capo, e al negro aere torreggia, E le rotte al suo piè bronzee ghirlande Conculca, e dai profondi occhi fiammeggia. Ch'io vi cancelli, esclama, orme esecrande De la vergogna mia; ch'io più non veggia Vôlti in trofei, cangiati in monumenti Questi bronzi rapiti a le mie genti!

L'alto campion gir trascorrendo in questa, Omai trionfator dei duci spenti, Mirava Aletto, e, per crudel tempesta, Traboccar d'Ottoman l'armate genti. Quindi di sdegno la tartarea testa E gonfi di venen scote i serpenti Al collo intorno, e rimugghiando gira Mille cose nel cor gravido d'ira.

Quand’ ebbe detto ciò, con li occhi torti riprese ’l teschio misero co’ denti, che furo a l’osso, come d’un can, forti. Ahi Pisa, vituperio de le genti del bel paese l

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