Diploma dell'8 febbraio 1283, ne' Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. Cap. 44. Saba Malaspina, cont., pag. 378, 379. Montaner, cap. 56. D'Esclot, cap. 86. D'Esclot, loc. cit. Geste de' conti di Barcellona, cap. 28, loc. cit.

Fatto cerchio, il Doria dopo un breve discorso rivolto a me sui biasimi colpevoli e sulle intemperanze dei giovani inesperti e imprudenti, accennò ai due ammantellati e dichiarò ch'essi partivano il dopo per Barcellona onde trafiggervi un Carbonaro reo d'avere osato sparlare dei Capi, però che l'Ordine, quando trovava ribelli, schiacciava.

Saba Malaspina, cont., pag. 361. Cron. S. Bert., in Martene e Durand, Thes. Nov. An., t. III, p. 762. Montaner, cap. 44. D'Esclot cap. 77 e 78. D'Esclot, cap. 77 e 78. Montaner, cap. 46, . Surita, Ann. d'Aragona, lib. 4, cap. 13. Veg. anche Geste de' conti di Barcellona, cap. 28, nella Marca Hispanica del Baluzio.

Gregorio, P. Antonino Barcellona ed i canonici Fleres, Leone, Basile, Melia.

Erano, a quanto mi si è detto, della bella ed allegra gioventù, ma mal vestita e peggio armata. I francesi non tardarono a surrogarli, ed i giovani ufficiali di Valenza e di Barcellona abbandonarono a malincuore i monti di Albano, dove erano stati rapiti dalla bellezza delle donne, alcune delle quali ancora ricordano con un sospiro i poveri cavalieri di Spagna.

Gli mancava il frate scudiero, il suo braccio destro; gran guaio, perchè il frate scudiero era Spagnuolo, e Catalano per l'appunto; sarebbe stato utilissimo nel passare per le terre di Catalogna. Ma pazienza; gli restavano quattr'uomini risoluti e fedeli; sarebbe giunto a Barcellona, anche ammazzando qualche cavallo.

Il re, o la regina; replicò il Fiesco prontamente. Lascio stare il re, a cui pensate Voi, e che per ora, se è re in Aragona, non è altro che un reggente in Castiglia e Leone. Sappia dunque Vostra Eccellenza che i denari del viaggio da Barcellona a Segovia non me li sono spesi troppo male, e del mio tempo ho usato con un certo giudizio. Alle posadas ho discorso con ogni sorte di gente, popolani e signori, e preti e frati, e monache e soldati. C'è un'altra querela in campo, che al re Ferdinando pare assai più grave della vostra, e che per lui certamente è più fiera. Essa era gi

La Catalogna, infatti, è forse la provincia di Spagna, che conta meno nella storia delle belle arti. Il solo poeta, non grande, ma celebre, che sia nato in Barcellona, è Giovanni Boscan, che fiorì sul principio del secolo decimosesto, e introdusse pel primo nella letteratura spagnuola il verso endecasillabo, la canzone, il sonetto, e tutte le forme della poesia lirica italiana di cui era ammiratore appassionato. Da che dipende una grande trasformazione, come fu questa, di tutta la letteratura d'un popolo! Dall'esser andato a stare il Boscan a Granata, quando v'era la Corte di Carlo V, e aver conosciuto l

Fa che io abbia presto a Barcellona o a Gibilterra la tua assoluzione e la notizia che tu hai ripreso a camminare serenamente per il tuo sentiero, lieta di te stessa. Tu mi insegnasti a tenere asciutta, sopra i flutti amari, la bandiera del dovere. «Baciami caramente la mamma e stringi per me due volte la mano al tuo Cresti. «Addio, Flora... Addio, Flora... Addio, Flora! Doveva esser così!

La cattedrale di Barcellona, di stile gotico, sormontata di torri ardite, è degna di stare accanto alle più belle di Spagna.